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COME STAI?

Sinceramente non saprei: Charles Baudlere parlerebbe displeen; a Londra direbbero….“so and so”; a Napoli ” ‘na monnezza”; ad Avellino ” a mezza botta”;  a Palermo “nulla mischiato con niente”; ecco, prenderei spunto da quest’ultima definizione per dirvelo: mi sento sul “vuoticcio andante”.

No, non c’è un motivo particolare; certo, c’è la complicità di questo maggio eccessivamente piovoso (dicono siano le lacrime della Madonna, ma se fosse così ci sarebbero i presupposti perchè piova tutto l’anno ininterrottamente!), questa primavera atipica e la nitida furia degli elementi che mi fa sentire straniero in patria.

In verità inizio a patire (ora più che mai) questo clima di incertezza economica che sta caratterizzando la mia generazione:  cerco in continuazione di autoconvincermi di averci fatto il callo, ma in realtà non è così.

Senza puntare il dito contro qualcuno in particolare, mi accorgo che ci stanno privando, giorno dopo giorno, del diritto di sognare, programmare un futuro, fare dei progetti: flessibilità e precarietà sono diventati due vocaboli troppo comuni nei nostri discorsi, talmente comuni da essercene assuefatti; la “crisi” è entrata nel nostro quotidiano come una consuetudine senza che noi si muova un dito: chi ha perso il lavoro chiede l’assegno di disoccupazione (l’assistenzialismo statale ha proprio lo scopo di placare gli stomaci brontoloni perchè a stomaco pieno ci si dimentica della realtà che stiamo vivendo ed il governo di turno fa bella figura 😉 )  , chi il lavoro lo ha ancora fa finta di nulla (eventualmente si spinge ad una solidarietà verbale, che fa molto “sinistra” e non impegna fisicamente) ignaro del fatto che la vita è una ruota che gira…….

L’articolo 1 della costituzione italiana recita:

« L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. »

Non vi è accenno alla precarietà ed alla flessibilità: alla luce di ciò che stiamo vivendo mi chiedo per quanto ancora, il paese in qui per adesso vivo, potrà essere ancora una Repubblica democratica.

Vi lascio con una poesia ed un video; il pezzo musicale non è mio perchè Bob Dyland l’ha pensato prima di me (sigh: a chiunque di noi sarebbe bastato scrivere un pezzo così per aggiustare le proprie finanze per tutta la vita…..)  ed i Rolling Stones ne hanno fatto una videocover magnifica, ma non crocifiggetemi per il significato esplicito del video: non bisogna per forza “pungersi” per sentirsi storditi dagli eventi.

“Affoghiamo

nell’abisso concettuale

della simestesia armonica dei sensi,

e ci lasciamo trascinare

dalla voglia istintiva

di risalire

a galla

per respirare

la puzza noiosa e monotona

del conformismo estetico

e sentimentale…….”